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Sunday, October 29, 2006

USA: L'Ascesa dello Spagnolo?

Le tre maggiori reti televisive americane stanno facendo fronte alla dura concorrenza della televisione a cavo ed anche dell'Internet. Univisión, una delle due reti televisive in lingua spagnola che opera negli Stati Uniti, sembra invece vincere la costante sfida alla caccia di telespettatori. Univisión è classificata al quinto posto per quanto riguarda il numero di telespettatori. Ma in alcuni periodi la rete in spagnolo ha persino raggiunto il quarto posto con il pubblico degli americani adulti. E per un brevissimo periodo l'anno scorso si è classificata al primo posto con gli adulti fra i 18 e 24 anni.
L'ascesa di Univisión riflette naturalmente l'importanza della lingua spagnola negli USA. Si calcola che più di trenta milioni di persone parlano spagnolo negli Stati Uniti. Questa cifra farebbe degli Stati Uniti il quinto paese di lingua spagnola nel mondo dopo il Messico, la Spagna, la Colombia e l'Argentina.
L'ascesa dello spagnolo negli Stati Uniti non passa inosservata agli americani dove parecchi gruppi nazionali sono stati formati con il proposito di difendere la lingua inglese. Di fatti questi gruppi desiderano farla finita con l'immigrazione sia legale che illegale dato che l'importanza dello spagnolo e la "minaccia" che rappresenta per l'unità del paese viene dalla gente che parla una lingua che non sia l'inglese.
La paura degli americani è che l'incremento degli ispanoparlanti crei un paese bilingue alla Canada con tutti i "problemi" inerenti del paese al nord degli Stati Uniti. I gruppi che intendono difendere l’inglese vedono il monolinguismo come il mastice che mantiene l'unità del paese e temono che il bilinguismo sgretoli gli Stati Uniti.
La paura del bilinguismo si vede chiaramente nel fatto che ventisette dei cinquanta stati americani hanno dichiarato l'inglese la loro lingua ufficiale. In non pochi casi queste leggi di inglese lingua ufficiale (a volte chiamate leggi di solo inglese) sono avvenute per mezzo di referendum che sono di fatti una semplice scelta fra l’inglese e lo spagnolo. Naturalmente la maggioranza sceglie sempre l'inglese.
Ma è proprio vero che lo spagnolo rappresenti una seria minaccia all'inglese? La risposta sembra essere proprio di no. Nonostante l'aumento del numero di ispanoparlanti la conoscenza della lingua inglese fra la gente che parla spagnolo è anche in ascesa. I Latinos imparano l'inglese come tutti gli altri gruppi etnici. Uno studio condotto dalla Università Statale di Albany nello stato di New York ha identificato che i figli dei Latinos mostrano una preferenza per l’inglese invece dello spagnolo. E quando si arriva alla terza generazione lo spagnolo è completamente scomparso.
Sfortunatamente ciò non sembra penetrare la mente dell'americano medio il quale vede i servizi governativi e commerciali in lingua spagnola come prova lampante che negli USA tutto ciò che si vuole si può fare nella lingua di Cervantes. Segue dunque che non è necessario imparare l'inglese. I Latinos invece sanno fin troppo bene che se da una parte i servizi sono disponibili in spagnolo è l'inglese che apre la porta dell'opportunità per mezzo dello studio universitario che permette di entrare nelle professioni di avvocati, ingegneri, medici, ecc. Non c'è università negli Stati Uniti dove si danno programmi in spagnolo eccetto per la lingua e letteratura. Questa è una differenza fondamentale con il Canada dove nella provincia di Quebec è possibile divenire medico, avvocato o ingegnere in francese.
Negli Stati Uniti l'inglese domina tutto e naturalmente anche il mondo degli affari. Nonostante gli sforzi delle grandi ditte americane di usare anche lo spagnolo per attirare più clienti è la lingua inglese che rappresenta il medio di comunicazione nazionale e naturalmente anche internazionale. Nel mondo della politica la situazione non cambia. Benché lo spagnolo potrebbe essere utile in alcune elezioni, sarebbe impossibile che un candidato sia eletto senza la conoscenza dell'inglese.
Ma se l’inglese è la lingua fondamentale lo spagnolo può anche essere di grande valore. Ricercatori della Università della Florida hanno scoperto che le famiglie ispaniche che solo parlano spagnolo hanno un salario annuale lordo di 20.000 dollari. Per le famiglie ispaniche che solo parlano inglese invece la cifra è di 32.000. Il salario più alto appartiene alle famiglie bilingui le quali percepiscono un salario annuale di 50.000 dollari. E ora per gli americani di imparare lo spagnolo?
© Domenico Maceri
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English Only Blinds You

Congressman Steve King (R-Iowa) is a hero to English-only groups. King sponsored legislation to declare English the official language in the U.S. The bill went nowhere because even the GOP leadership in the House realized it was a waste of time.
King’s inability to see the linguistic reality of the U.S. was reiterated when he voted against reauthorizing the Voting Rights Act because of its provision to provide bilingual ballots in some parts of the country.
Listening to King’s arguments makes you to wonder whether he ignores the law or he is simply lying.
King believes that current federal rules use surnames to determine areas of the country which need to provide bilingual ballots. If the computer kicks out “a certain percentage” of people with a certain surname in Spanish or Chinese, King asserts, then ballots need to be translated.
The fact is that bilingual ballots are to be provided if more than 5% or 10,000 voting-age citizens in a county don’t speak English “very well,” according to the U.S. Census figures, and are fluent in another language.
The law applies to Spanish, Asian, American Indian, and Alaskan native languages because their speakers were recognized as having suffered discrimination and exclusion.
Even very conservative members of Congress voted to reauthorize the Voting Rights Act which was approved with 390 yes-votes and only 33 no-votes. The vote in the U.S. Senate was even more lopsided where 98 voted for approval and not one single senator voted no.
Voting against the bilingual ballots provision suggested a vote against undocumented workers with whom languages other than English are easily associated. Of course, in order to vote, one has to be a citizen and undocumented workers don’t qualify.
But that does not matter to ultra-conservatives like Tom Tancredo (R-CO) who also voted against reauthorizing the Voting Rights Act.
The fever of English only makes people do things which are totally against logic.
King tried to explain his vote by saying that naturalized citizens do not need bilingual ballots because they speak English.
Of course, knowledge of the English language is part of the citizenship test. Yet, many naturalized citizens do not know English well enough to understand the complexities of the ballots.
At times, even native speakers of English do not understand them. When one is not a native speaker, the situation becomes even more challenging.
King’s English-only glasses have little to do with language, aiming instead at the people who may not speak the common language of the country.
English-only groups in the U.S. claim to protect the dominant language of the country. Yet, they have an anti-immigrant philosophy.
Their goals are to limit immigration of any kind, fearing that newcomers will not integrate and dilute the fabric of American society.
U.S. English, one of these groups, was in fact founded by John Tanton whose anti-Hispanic and anti-catholic bias forced Walter Cronkite and Linda Chavez, prominent members of the group, to resign.
Pro-English, another major English-only group, even sued Alabama claiming that the state official language law prevented it from giving driver’s license tests in foreign languages.
Pro-English lost. Circuit Judge William Shashy ruled that Alabama could give driver’s license tests in a number of languages without violating the state constitution which says English is the official language.
English-only groups fail to recognize that America is a strong and wealthy country because of the contributions made by immigrants who speak a multiplicity of languages.
English-only groups also ignore history. After a generation or two the languages brought in by immigrants disappear as the sons and grandsons of immigrants Americanize completely.
The English-only philosophy is also dangerous to the security of the country. The U.S. has economic and political interests all over the world and is in desperate need of qualified personnel who can communicate in many languages.
The English-only ideology is not just anti-immigrant; it’s also anti-American.
© Domenico Maceri
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Saturday, October 28, 2006

No English, No Food?

“We have room for one language here and that is the English language” stated president Theodore Roosevelt in 1907.
Joe Vento agrees. The owner of “Geno’s Steaks” in Philadelphia recently put a sign at his restaurant saying “This is America. When Ordering Speak English.”
It’s unusual for a business to restrict the language spoken with customers. In general, business will use two or even more languages to increase sales.
Vento, however, believes that he is doing his non-English speaking customers a favor because he’s also sending them a message about their need to learn English to be successful in America.
Vento is right that English is indispensable, but it’s unlikely that immigrants do not know that already.
What’s unusual is the fact that Vento, as a third generation American, shows little understanding of immigration and its relationship with the English language.
In all likelihood, Vento’s grandparents who immigrated to the US from Sicily, suffered discrimination because of their lack of knowledge of the English language.
Strangely, although he does not see it, he is now discriminating against people who may speak a different language.
There has been a significant increase of Latin American and Asian immigrants in Philadelphia. About 15,000 Mexican immigrants now live in South Philadelphia. Thus many of Geno’s customers speak Spanish or some Asian language.
Will Vento stay in business by selling his steaks in English only?
Maybe, but insisting on English is probably not going to help.
Brad Baldia, director of development and outreach for “A Day Without An Immigrant,” a coalition of immigrant groups, stated that many people will skip Geno’s and eat at his competitor’s restaurant “Pat’s King of Steaks.”
Juntos, a neighborhood organization that advocates for Latino communities, said it intends to send people to Geno's to try to order in Spanish. Legal action may follow.
Vento was asked by Philadelphia Councilman Jim Kenney to take down the sign since “Geno’s” is visible to people in the region and indeed the world.
Images of “Geno’s Steakhouse” are used by Philadelphia officials who market the city to promote tourism. Now, however, they will reconsider it since they believe that it might give the city and the entire state of Pennsylvania a negative image. In dealing with tourism the last thing one wants to convey is that to order a meal customers must learn the language of the country.
Vento refused to take down the sign in spite of the fact that he has received threats.
But he may not have any choice. Officials of the Philadelphia Commission on Human Relations stated that the English-only sign may violate city laws.
Vento explained that no one at his restaurant has been refused service because of language barriers. Yet, he does not seem to realize that his sign will probably keep people away.
That matters little to him. He stated that he plans to keep the sign up even if he loses business.
“Language wars” are not unusual for Vento. Geno’s owner also caused a stir when he started selling “freedom fries” as a protest to France’s opposition to the Iraq war.
But Vento’s English-only sign goes beyond language. He stated that he is really aiming it at illegal immigrants.
According to the Philadelphia Inquirer which interviewed Vento, the restaurant owner has driven his Hummer in the southern part of the city with a public address system railing against companies that give jobs to undocumented workers.
Vento has also told the Inquirer that illegal immigrants bring in crime and diseases and are a drain on hospitals and schools.
English-only signs like English-only laws do not solve immigration problems as they haven’t in the twenty-seven American states that have declared English their official language.
Proponents of English only do not reflect America’s values. America is a country that welcomes people from all over the world regardless of the languages they may speak.
© Domenico Maceri

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USA: Paese Monolingue?

Secondo dati della Commissione di Lingue dell'Unione Europea il 53% degli europei parla almeno due lingue. Gli americani invece soffrono di monolinguismo dato che solo il 9% parla due o più lingue secondo dati del Censimento Americano del 2000.
Si penserebbe che con il continuo aumentare dell'immigrazione che la stampa americana discute con frequenza gli Stati Uniti fossero pieni di gente multilingue. Il che da una parte è vero dato che in America oltre all'inglese si parlano numerose lingue. Ciononostante si deve fare di più.
Per stimolare 1'apprendimento delle lingue il Senato degli Stati Uniti ha dichiarato il 2005 "L'anno dello studio delle lingue straniere". L'idea era di promuovere lo studio delle lingue a tutti i livelli e in tutti i campi a cominciare dalle scuole elementari fino ad arrivare al mondo del commercio dato che la comunicazione è indispensabile per l'economia americana, la politica e le relazioni internazionali.
Alcuni indizi promettenti per chiudere il divario linguistico fra americani ed europei sono già presenti. Dati della Modern Language Association (MLA) rivelano che dal 1998 al 2002 il numero di studenti universitari americani che segue corsi di lingue straniere è aumentato da 1.193.830 a 1.397.253, vale a dire il 17%.
Gli aumenti più rapidi dal 1968 al 2002 sono avvenuti nella lingua dei segni americana (ASL), 1'arabo, 1'ebreo biblico, e 1'italiano.
Si tratta dunque di una direzione parzialmente positiva specialmente nel caso dell'arabo, una lingua considerata di vitale importanza per la sicurezza degli Stati Uniti. Ciononostante i problemi linguistici del paese non saranno risolti dall'aumento dello studio di questa lingua dato che altre lingue sono altrettanto importanti per la sicurezza nazionale.
Malgrado alcuni segni positivi la situazione totale non è molto promettente. Solo 1'8,6% degli studenti universitari americani segue corsi di lingue straniere e la stragrande maggioranza lo fa semplicemente per un semestre o due al massimo che è poco tempo per raggiungere un buon livello di comunicazione.
In un certo senso si può capire la riluttanza degli americani verso lo studio delle lingue.
Nel mondo attuale 1'inglese rappresenta la lingua franca dato che si può fare tutto con la lingua di Shakespeare. L'inglese è la lingua del turismo, del commercio, della diplomazia internazionale e della scienza come pure del mondo virtuale dell'Internet. Quindi la pressione si riversa su coloro che non conoscono 1'inglese costringendoli ad impararlo.
Il potere della lingua inglese nel mondo è, infatti, così forte da raggiungere persino il livello di minaccia alla sopravvivenza di altre lingue. In alcuni paesi come il Canada e la Francia la paura dell'inglese ha spinto il governo a limitarne l'influenza attraverso nuove leggi.
Ciononostante negli Stati Uniti alcuni gruppi nazionali sono stati creati nelle due ultime decadi i quali si propongono di difendere la lingua inglese in America. Questi gruppi temono che 1'aumento degli immigrati ridurrà la supremazia della lingua inglese che loro vedono come il mastice che mantiene 1'unità della nazione.
È strano che gli Stati Uniti, un paese di immigrati con radici in tutte le parti del mondo, non sfruttino al massimo le risorse linguistiche che i nuovi arrivati portano con sé. In parte ciò si deve al gran desiderio degli immigrati di integrarsi causando la perdita totale della lingua dopo una generazione o due.
Succede però che la terza generazione si rende conto dello sbaglio e cerca di correggerlo cercando di imparare la lingua dei nonni ma molte volte ciò diventa difficilissimo.
La situazione linguistica americana è stata problematica fin dall'inizio del paese. Benché 1'inglese abbia dominato, altre lingue hanno prosperato per un periodo di tempo e poi si sono affievolite.
È triste in particolar modo che le lingue indigene che hanno preceduto 1'inglese nel continente americano stiano scomparendo.
Lo spagnolo è un caso a parte dato che continua a prosperare e in un certo senso è divenuto la seconda lingua del paese.
Quando gli americani cominceranno a perdere il loro timore delle lingue straniere si metteranno nello stesso cammino di altri paesi che apprezzano il multilinguismo e lo vedono come pregio invece di uno svantaggio. Bisogna arrivare alla conclusione che gli americani bilingui possono essere più utili al loro paese e di conseguenza anche al resto del mondo.
© Domenico Maceri
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Riforma Immigratoria USA?

Sei mesi dopo che la Camera dei Rappresentanti approvasse il suo disegno di legge sulla riforma immigratoria il Senato americano ha approvato la propria versione. Benché non cucito con la stessa stoffa draconiana di quella della Camera, il piano del Senato non rappresenta un grande miglioramento dal punto di vista dei 12 milioni clandestini residenti negli Stati Uniti.
La prossima tappa è il compromesso fra i due gruppi legislativi che il presidente potrebbe firmare in legge ma fino ad oggi il clima politico sembra che la versione dominante sia quella della Camera. Ciò farebbe la versione finale così inaccettabile ai clandestini che per loro sarebbe meglio se nulla andrebbe in porto.
La versione del Senato migliora quella della Camera. I lavoratori indocumentati con cinque anni di residenza negli Stati Uniti avrebbero il cammino aperto alla cittadinanza. Dovrebbero pagare una forte multa e imparare l’inglese.
L’altro aspetto positivo del disegno di legge del Senato è la creazione di un sistema di lavori legali a tempo determinato nel caso in cui le aziende americane non potrebbero trovare cittadini statunitensi da assumere.
Molti altri aspetti della versione del Senato somigliano al disegno di legge della Camera. I lavoratori indocumentati con due anni di residenza ma meno di cinque anni dovrebbero uscire dagli Stati Uniti e poi fare la domanda per il rientro. La maggior parte di questo gruppo probabilmente non rischierebbe di uscire dal paese temendo di non potere rientrarci. Quelli con meno di due anni di residenza non avrebbero scelta eccetto di ritornare al loro paese di origine.
In sintesi, questi due gruppi probabilmente continuerebbero la loro esistenza clandestina.
In pratica solo quelli con cinque anni di residenza avrebbero qualche chance per regolarizzare la loro situazione.
Per quanto riguarda il controllo della frontiera ambedue le versioni ne rafforzerebbero la chiusura costruendo un muro di (1.200 chilometri nella versione Camera, 592 per il Senato) alla frontiera messico-americana.
Il disegno di legge della Camera è eccessivamente estremista ed è basato sul semplice fatto che i clandestini hanno commesso un reato e non meritano nessuna compassione. La caratteristica più significativa è di cambiare la legge attuale americana che vede l’entrata illegale negli Stati Uniti come un crimine civile meritevole di semplice deportazione. La nuova legge cambierebbe il “crimine” a un reato condannabile con prigione e con la possibilità di punizione anche per coloro che in qualche modo aiuterebbero i clandestini. In effetti persino un prete che darebbe la comunione a un clandestino commetterebbe un reato.
Il disegno di legge della Camera è stato approvato principalmente dai membri repubblicani (centrodestra) mentre quelli democratici (centrosinistra) hanno votato contro.
La versione del Senato è alquanto bipartisan (62 sì, 36-no) con 38 voti democratici, 23 repubblicani e 1 indipendente. Ciononostante la maggioranza negativa del partito repubblicano (32-no) suggerisce un cattivo presagio.
Considerando le caratteristiche negative del disegno di legge della Camera e il fatto che Dennis J. Hastert, presidente della Camera dei Rappresentanti, ammetterà al voto solo disegni di leggi favorevoli al partito repubblicano, i rappresentanti del Senato che stanno lavorando al compromesso sono in una posizione debole per ritenere gli aspetti fondamentali della loro versione.
Ciò avrà un impatto negativo nel futuro politico dei repubblicani dato che il loro partito ha la maggioranza in ambedue le camere e naturalmente il presidente Bush fa anche parte dello stesso partito. In essenza l’incapacità del partito repubblicano di approvare una riforma immigratoria verrà vista dagli elettori come anemia politica. Rappresenterà infatti un presentimento negativo nelle prossime elezioni stabilite per il mese di novembre.
L’attuale clima politico non è promettente ai repubblicani. L’approvazione di Bush si aggira sul 30%. La guerra in Iraq, gli aumenti stratosferici del prezzo del petrolio, la mancata riforma alla previdenza sociale (Social Security), i tagli alle tasse che hanno beneficiato in larga misura i ricchi cominciano a dipingere il quadro di un partito repubblicano in ritirata dal servire la maggioranza degli americani.
Alcuni analisti danno buonissime chances ai democratici di riprendere la maggioranza alla Camera e buone prospettive anche al Senato.
Per gli indocumentati questo sarebbe il miglior scenario per una riforma immigratoria che riflette lo spirito degli Stati Uniti come un paese di immigrati.
© Domenico Maceri
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When Democrats Bash Immigrants

“They’re all trying to out-Tancredo Tancredo” stated U.S. Rep. Tom Tancredo (R-Colo.) as he was commenting on Colorado Democrats who boasted about having passed the toughest anti-immigrant laws in the country.
As the icon of anti-immigrant legislation, Tancredo took special delight as he watched Democrats trying to outdo Republicans in bashing immigrants to remain “competitive” in the political game.
That explains the 11 anti-immigrant measures passed recently by a special session of the Democratic-controlled Colorado legislature.
The substance of these measures does what the infamous Proposition 187 did in California in 1994, that is, deny state services to undocumented immigrants. (Proposition 187 was eventually declared unconstitutional by the courts).
Colorado’s immigrant bashing is modeled after similar legislation in Georgia except that there the legislature and the governor’s post are controlled by the GOP which is easily identified with attacking immigrants.
When Democrats act like Republicans, you have to wonder why Latinos continue to support them.
Legislation attacking immigrants at the local and state level is not unusual. It has occurred in many parts of the country. Frustrated at the federal government’s inability to control illegal immigration, local and state government pass laws which aim to make undocumented immigrants’ lives more difficult.
Yet, these laws accomplish very little. They certainly have not reduced immigration. Even the federal crackdown at the U.S.-Mexico border has not reduced illegal immigration although it has had a negative impact. Those who make it across the border no longer go back to Mexico on a yearly basis as they used to when crossing was relatively easy. Now they remain in the U.S. and in essence have changed from migrants to immigrants.
The estimate is that about 12 million unauthorized immigrants are now living in the U.S.
Not all of them came across the Mexican border. About 3.8 million simply came in on airplanes on tourist or student visas and overstayed their permits.
Local and state legislation to attack immigrants reflects similar federal laws already in the books. Yet, local and state politicians feel that they have to add to them to appease angry voters who associate social and economic problems with undocumented workers.
Yet, while merely symbolic, these anti-immigrant laws do have some impact since they clearly reiterate the unwelcome message to newcomers.
Laws bashing undocumented workers push them deeper into hiding. That creates problems for them but also for Americans. If undocumented workers are victims of a crime, they will be less likely to report it. Also, if they witness a crime, they will fail to come forward.
If they get sick, they will be reluctant to seek treatment out of fear and that may affect everyone in the country. Contagious diseases don’t distinguish between legal and illegal residents.
The Colorado laws like those of Georgia have exemptions on the treatment of communicable diseases. So if undocumented workers have one of those diseases and know it can be spread, they could legally get treated.
Of course, they won’t seek treatment, fearing deportation.
The issue of immigration is important but it’s not the only one and it’s certainly not the most vital.
The rising price of gasoline, the continuing failure of the Iraq war, the other problems in the Middle East, and the rising costs in healthcare are certainly much more significant to Americans.
Yet, by focusing on immigration, Democrats are playing into the hands of the GOP. And the game seems to be who can be the nastiest towards undocumented workers.
It’s a game Democrats are going to lose. If they begin focusing on other issues that matter much more, Democrats have a very good chance to win both chambers of the federal government in the next election.
Failure to shift the focus away from immigration will prove politically lethal to Democrats and also confirm what Ralph Nader has been saying all along—there is no difference between Republicans and Democrats.
© Domenico Maceri
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