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Thursday, November 30, 2006

Servizi in spagnolo?

Fructoso Cortez non tenne conto di un avviso del comune di Santa Maria, una città della costa centrale della California sita a un centinaio di chilometri al nord di Santa Barbara. L’avviso in inglese lo aveva informato a spostare il suo camioncino dal prato davanti casa sua, ma Cortez non ci fece caso perché non sa leggere l’inglese. Quando ricevette la multa di cento dollari il residente Latino di Santa Maria si rifiutò di pagarla. I funzionari al comune cercarono di forzare il caso ma poi lo abbandonarono e decisero che nel futuro gli avvisi e le multe avrebbero previsto una nota in spagnolo. La popolazione di Santa Maria si aggira sugli 80.000 abitanti, il 60% dei quali sono di discendenza ispanica secondo dati del censimento statunitense. Più di 32.000 residenti della città parlano spagnolo a casa e quasi 20.000 non parlano inglese affatto né a casa né fuori. Si penserebbe che in queste circostanze la città facesse degli sforzi per comunicare con questi residenti in spagnolo. Non è raro per un’agenzia governativa americana in una zona con molti immigrati che non parlano inglese di fornire servizi in spagnolo o altre lingue.

Ciononostante questi servizi in lingue straniere, cioè non inglese, comportano un costo, e dato che i non anglofoni non controllano né i governi locali né nazionali, i servizi in spagnolo o altre lingue non sono priorità. Il comune di Santa Maria mette a disposizione alcuni servizi in spagnolo ma la maggioranza dei comunicati, guide ed altri materiali informativi sono disponibili solo in inglese. Alcuni servizi in spagnolo sono messi a disposizione per mezzo di personale che parla spagnolo in parecchi dei dipartimenti del comune, ma i politici rispondono più alle voci di quelli che li eleggono e i residenti che non parlano inglese e non sono cittadini non votano. Nonostante la lingua parlata i residenti della città e del paese lavorano, pagano tasse, e quindi hanno diritto ai servizi come tutti gli altri. Sfortunatamente sentimenti negativi molto forti contro la disponibilità di servizi in lingue straniere esistono negli Stati Uniti. Ciò spiegherebbe il fatto che ventisette dei cinquanta stati americani hanno dichiarato l’inglese la loro lingua ufficiale. Alla radice di queste leggi di solo inglese è una certa animosità verso i non anglofoni i quali nell’immaginazione popolare sono nel paese illegalmente. Seguirebbe che se i servizi fossero solo in lingua inglese, si otterrebbe una riduzione di questi ospiti non invitati.

Malgrado questa animosità, i residenti degli Stati Uniti hanno diritti che includono anche la lingua. Se qualcuno è accusato di un crimine ha diritto a un interprete. L’ordine esecutivo 13166, firmato dall’ex presidente Bill Clinton e mantenuto dall’attuale presidente George Bush, dice che agenzie ed altri gruppi che ricevono fondi federali devono fare sforzi per rendere disponibili i loro servizi a quelli che non parlano inglese. I servizi devono essere significativi a coloro che ne hanno bisogno senza però causare oneri insostenibili alla missione fondamentale delle diverse agenzie. Inoltre, la sezione 203 del Voting Rights Act del 1965 (Atto del Diritto al Voto) sostiene che se più del 5% o 10.000 cittadini aventi diritto al voto in una contea non parlano inglese “bene” secondo i dati del censimento americano e parlano un’altra lingua, il materiale elettorale deve essere tradotto. La legge include lo spagnolo, lingue asiatiche, lingue dei nativi americani e dell’Alaska perché questi gruppi di parlanti furono considerati di avere sofferto discriminazione ed esclusione. Le lingue africane ed europee non furono incluse nella legge ma una nuova proposta cambierebbe questa situazione.

Dopo i tragici eventi dell’undici settembre un forte sentimento di insicurezza si è impossessato degli americani. Si teme che i forestieri che parlano lingue straniere, vedi non inglese, possano venire negli Stati Uniti e causare massacri. Sfortunatamente questo senso di insicurezza ha fatto nascere una sfiducia notevole verso gli stranieri. Il “tappeto rosso” tipico degli Stati Uniti verso gli immigrati è svanito dal vocabolario americano. I servizi in lingue che non siano l’inglese sembrerebbero una resa agli stranieri. Difatti, quando le agenzie governative americane rendono disponibili servizi a persone che non conoscono bene l’inglese, si tratta in realtà del meglio dell’America. Si tratta, infatti, del vero spirito americano che ha dato il benvenuto a persone di tutte le parti del mondo.
© Domenico Maceri
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Thursday, November 23, 2006

Local Immigration Laws?

“Illegal immigrants are destroying the city” and “I don’t want them here,” stated Louis J. Barletta, mayor of Hazleton, Pennsylvania.
Barletta did something about the situation. He spearheaded a vote in the city council to pass an ordinance which made Hazleton the most unwelcoming city in the country.
The ordinance, called the Illegal Immigration Relief Act, was passed by a vote of 4 to 1 in the city council. It makes it illegal for anyone in the city to employ, aid or abet illegal immigrants and may impose fines of $1,000 a day to any landlord renting to illegal immigrants.
The ordinance also requires that all city business must be conducted in English.
There is only one problem. The ordinance is probably illegal
and is in all likelihood going to be thrown out by the courts. The Puerto Rican Legal Defense and Education Fund has already filed a lawsuit against the city.
That matters little to Barletta. The new law is having the city’s desired impact since unauthorized immigrants are already leaving Hazleton. So even if the legal battle manages to reach the Supreme Court, Barletta will have won because by that time, many if not most illegal immigrants, will be gone from Hazleton.
In addition to that, another twenty or so communities across the U.S. have either passed similar ordinances or are considering doing it. Another “victory” for Hazleton and Barletta.
And similar lawsuits are also propping up. The National Coalition of Latino Clergy and Christian Leaders filed a lawsuit against Riverside Township, New Jersey, which has also passed an ordinance preventing illegal immigrants from holding jobs and renting property.
Both lawsuits against the two city governments claim that immigration laws are a federal mandate and city governments should deal with local issues.
It’s quite likely that the lawsuits will be successful. A 1976 Supreme Court decision made clear that immigration is the “exclusive” power of the federal government.
Proposition 187, passed by California voters in 1994, which denied benefits to undocumented workers, was eventually struck down by the courts.
Immigration laws passed by local or state government reflect a strong anger against undocumented workers.
In Hazleton, the ordinance may have been instigated by a crime allegedly committed by an undocumented worker.
The anger against undocumented workers also reaches state legislatures. Georgia and Colorado recently passed strong laws against undocumented workers.
But even the federal government has acted on this emotion. In December of 2005 the House of Representatives passed HR 4437, commonly known as the Sensenbrenner bill, which reflects the anger seen in local and state government laws.
The bill is extremist and is based on the simple premise that undocumented workers broke the law and deserve no compassion. The major feature is the change of illegal entry into the U.S. from a violation of civil immigration law into a federal crime. The House bill turns undocumented workers into criminals and even has provisions to punish Americans who provide any form of aid to them
The House bill was passed largely along party lines with the GOP voting “yes” and Democrats opposing it.
Six months later the U.S. Senate passed its own version of immigration reform. The Senate bill is somewhat bipartisan since it passed 62-36, with 38 Democrats, 23 Republicans, and 1 Independent voting for it.
It’s a much more measured approach to immigration which does not reflect anger and has the support of President George Bush.
Making laws that deal with international issues requires a certain distance from the subject matter as well as cool heads.
Local governments should deal with issues affecting the needs of local citizens within their jurisdiction.
But when the national government fails to act, local governments will give it a try, but unfortunately will fail.
The result is frustration for everyone and a dangerous situation for the desperate undocumented workers who are the weakest members of our society.
© Domenico Maceri
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Saturday, November 18, 2006

Amici Clandestini?

“Vuole arrestare una donna che è stata qui per tredici anni, ha lavorato duro, pagato tasse, si è fatta una famiglia e rimandarla nel Messico?” chiese Henry Morgan, pubblico ministero di Arkadelphia, contea di Clark, nello stato di Arkansas. Morgan stava parlando di Juanita, una clandestina messicana nel mirino di agenti federali per essere deportata mediante una progettata retata in una fabbrica locale. Gli agenti avevano chiesto l’assistenza di Morgan, ma una volta resosi conto che non li avrebbe aiutati decisero di agire senza informarlo. Centodiciannove messicani furono arrestati dietro informazione che documenti falsi erano stati usati per ottenere il lavoro.
Morgan non era l'unico simpatizzante verso i messicani. Parecchie altre persone della città di Arkadelphia agirono per assistere i clandestini a rimanere negli Stati Uniti.
Perché assistere i clandestini? Molti degli arrestati nella retata erano stati residenti di Arkadelphia per anni e avevano sviluppato rapporti di amicizia con residenti locali. Morgan aveva conosciuto Juanita e uno dei suoi figli, un giovane che lo impressionò talmente da offrirgli un lavoro part-time.
Una delle figlie di Juanita aveva anche lei stabilito rapporti con una famiglia americana. Quando la bambina iniziò la scuola la maestra chiese se qualcuno sarebbe disposto ad aiutare la nuova arrivata la quale non parlava inglese. Per mezzo dell’amicizia sviluppatasi fra la bambina messicana e l'altra americana anche gli adulti si conobbero e diventarono amici. Il dottor Wesley Kluck, padre della bambina in questione, divenne amico intimo della famiglia messicana. La famiglia Kluck portò persino i ragazzi di Juanita nelle loro vacanze famigliari e quando la figlia maggiore di Juanita iniziò gli studi in un'università privata la famiglia Kluck raccolse fondi per pagarle le tasse scolastiche.
Quando i Kluck seppero dell’imminente deportazione di Juanita furono sconvolti e decisero di agire per la difesa della loro amica. Dei 119 deportati Juanita risultò una dei sette che riuscì a rimanere negli Stati Uniti grazie all’aiuto della famiglia Kluck e altre persone importanti della città le quali scrissero lettere di supporto. Il dottor Kluck si mise in contatto persino con il governatore dell’Arkansas, suo amico durante i loro studi universitari.
Juanita avrà un’udienza e potrà rimanere permanentemente negli Stati Uniti se il giudice determinerà che lei è di buona condotta e ha figli nati in America i quali soffrirebbero in modo significativo nel caso dovessero essere deportati.
L’amicizia espressa verso questi clandestini a Arkadelphia non è tipica considerando l’ira esistente in America verso gli indocumentati. Questa ira verso gli illegali emerge in molti modi ed arriva anche ad esprimersi nelle leggi locali e persino anche statali che cercano di ridurre quei minimi diritti dei quali i clandestini usufruiscono per mezzo delle leggi federali. Le legislature degli stati della Georgia e Colorado, per esempio, hanno approvato durissime leggi contro i clandestini e le ditte che assumono lavoratori senza documenti legali. E poi naturalmente vi sono state anche leggi federali approvate dal governo maggioritario repubblicano (la destra) della House of Representatives (Camera dei Rappresentanti). L’anno scorso di fatti i Rappresentanti hanno approvato un disegno di legge che cambierebbe l’entrata illegale negli Stati Uniti da un’offesa civile a un reato criminale. In sostanza i dodici milioni di clandestini residenti negli Stati Uniti diverrebbero criminali se il Senato americano approverebbe anche il programma dei Rappresentanti. E naturalmente l’ultimo colpo ai clandestini è la legge approvata sia dalla Camera che dal Senato per costruire un muro al confine con il Messico onde impedire l’entrata illegale dal sud.
L’ira verso i clandestini è visibile nelle conversazioni degli americani e si manifesta anche in molte lettere ai giornali locali e nazionali. I clandestini vengono accusati di malefatte e vengono considerati responsabili di molti problemi sociali ed economici.
Il “tappeto rosso” offerto da alcuni residenti di Arkadelphia crea dunque un contrasto molto forte con le idee dell’americano tipico verso i clandestini. Ma anche a Arkadelphia non tutti sono d’accordo con l’idea di aiutare gli indocumentati. Alcuni residenti di Arkadelphia credono che l’assenza dei clandestini aumenterebbe gli stipendi dei lavoratori americani. Marta Dixon abitante di Arkadelphia, per esempio, non capisce perché la gente assiste i clandestini.
Forse perché alcuni americani li vedono come essere umani e lei li vede solo come criminali.
© Domenico Maceri
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Illegal Immigrants As Friends

“You’re going to take a woman who has been here 13 years, worked hard, paid taxes, raised a family, and you’re going to send them back to Mexico?” asked Henry Morgan, county prosecutor in Arkadelphia, a city located in Clark County, Arkansas. Morgan was talking about Juanita, an illegal immigrant from Mexico.
Immigration agents planning a raid in an Arkadelphia poultry plant asked Morgan for help. Agents figured out he was not going to cooperate and acted without informing him. They arrested 119 Mexican workers, acting on information about documents fraud.
Morgan was not the only one sympathetic to undocumented workers. A number of other people in town helped some of those who were arrested to get them to remain in the country.
Why would people help illegals? Several of the people arrested in the raid had been in Arkansas for a number of years and had developed relationships with local residents.
Morgan had met Oscar, Juanita’s son, and became impressed with the teen-ager and gave him a job.
One of Juanita’s daughters had also established a link with another Arkansas family. When the Mexican youngster first began school knowing no English, her teacher requested that an American girl help her. Eventually, the kids' friendship involved the parents.
Dr. Wesley Kluck, the American girl's father, became close friends with Juanita and her kids. The Klucks took some of Juanita's kids on their family vacations. When Juanita's oldest daughter was accepted at a private university, the Klucks helped find money for her tuition.
Soon after the raid, the Klucks were shocked to discover that Juanita was in the group of those about to be deported. So they acted on her behalf.
Of the 119 people detained in the raid, only seven were not deported. Juanita was one of them. The Klucks and other prominent people in the town where she lived wrote letters of support.
Dr. Kluck even contacted the Governor, a college classmate, to assist her. She will have a hearing and might be able to remain in the U.S. if a judge determines that she has no criminal record and has American-born kids who would suffer “extremely unusual hardships” if she were to be deported.
The friendship expressed toward undocumented workers in Arkadelphia is unusual considering the anger in many parts of the U.S. about our inability to control the border.
Some of the anger comes to the surface by means of local and state legislation which attempts to limit whatever rights undocumented workers might have.
The Georgia and Colorado state legislatures recently passed strict laws that target undocumented workers and those who might help them.
And of course the House of Representatives passed a bill in December of last year which changes illegal entry into the U.S. from a civil offense to a criminal one. In essence, the estimated 12 million unauthorized immigrants in the U.S. would become criminals if the U.S. Senate were to approve the House bill. Even Americans who might help them could become guilty of a crime.
The anger toward undocumented workers is often visible in letters to the editors of many American newspapers. Letter writers blame undocumented workers for many of the country social and economic problems.
These include lowering wages for American workers. Even some people in Arkadelphia, in fact, believe that the absence of undocumented workers might force the poultry plant to raise wages which would become more palatable to Americans.
That has not happened. The company has reduced production by 20% because of lack of employees.
The “welcome mat” of Arkadelphia thus is a significant contrast to the prevalent animosity toward undocumented workers.
But even in Arkadelphia not everyone agrees with supporting illegal immigrants. Resident Marta Dixon is one of those who cannot understand why people would help illegals.
Probably because they see human beings and she sees only lawbreakers.
© Domenico Maceri
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Monday, November 06, 2006

Micro Loans: Helping Women and More


Billionaire Warren Buffett decided to give most of his money to the Bill and Melinda Gates Foundation because he admires the Gates’ approach of funding high-risk projects which governments do not typically support.
Microfunding is one of these programs. These are small loans given to poor people in developing countries to help them set up and expand small businesses.
Traditional banking institutions do not want to deal with small loans because returns would be negligible. In addition, these loans are “high” risk because those receiving them do not have collateral and traditional lending institutions see them as not very likely to be repaid.
That may be true. But in any case, microfunding is a wonderful way to help women and families in poor countries since the benefits to society far outstrip the risk of not getting the money back.
Recently the Bill and Melinda Gates Foundation gave a grant of $3 million to Pro Mujer, one of these lending institutions which help poor people set up small businesses.
Pro Mujer began in Bolivia sixteen years ago and now serves 140,000 clients in Latin America. In Mexico the program began in 2002 and now has 16,000 borrowers. Another similar program in Mexico is COMPARTAMOS (Let’s share) which serves about 400,000 people.
The loans are small. Sometimes less than 200 dollars helps a Mexican woman set up a business from her house selling tamales in a rural village, provide materials for weaving baskets, raising chickens, or buying wholesale products and resell them in a market.
More than 100 million people around the world, mostly women, are benefiting from these small loans. The benefits are not just economic since they help women feed families, and that means children. Putting money in women’s hands means children will benefit because mothers typically put their kids’ needs before their own.
The ability to set up small businesses also enables women to build their self-esteem which is vital since these microloans are operating largely in developing countries. Here women are often considered second-class citizens.
As the situation improves for the woman, so does that of children. Self-esteem also affects kids, particularly girls since they see that women are doing things outside the home. That may inspire them to do the same or at least shows them that women can have a life outside of homemaking.
Even men gain from the businesses set up by women. Sometimes a husband will start working for his wife. It also teaches men that women can make very valuable contributions which go far beyond housework.
Inevitably, education enters the equation. Improving economic conditions often goes hand in hand with learning. As the family gains economic stability more schooling is encouraged, particularly for young girls who have few opportunities in developing countries.
The face of poverty often has a woman’s face. It’s estimated that 70% of the world’s poor are women. It’s due to a lot of reasons but one that comes to mind right away is the fact that women usually take on the job of nurturing kids. That’s a full-time job and if the family has no man present, it means the woman has to do the other job of earning a living.
That is a lot to do, but in many cases extreme poverty leaves no choice. Having a small loan to set up a business is a very small cost from the point of view of western economy. For the recipient, it’s a godsend.
Sometimes a very small loan can produce exponentially in many ways. In 1976 Muhammad Yunus, a Bangladeshi economics professor, lent $26 from his own pocket to a group of 42 men. The group bought materials for weaving chairs and making pots. At the end of the first day the group was able to repay the loan after selling the day’s work.
Yunus also gained exponentially. In addition to his satisfaction of helping needy people, he was awarded the 2006 Nobel Prize for Peace for his work in microfunding.

© Domenico Maceri
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Thursday, November 02, 2006

USA: Università Gratis per i Clandestini?

Gli stati della Georgia e Colorado hanno approvato leggi molto severe contro i clandestini. Altri stati invece fanno l'opposto mentre cercano di integrare i dodici milioni di indocumentati negli Stati Uniti. Un nuovo disegno di legge approvato dalla California Assembly (Camera Statale della California) permetterebbe ai clandestini e i loro figli di fare domande per borse di studio da usarsi per studi universitari. Altri stati come il Texas, New York e Utah già permettono ai figli dei clandestini residenti di studiare all'università e pagare le tasse scolastiche relativamente basse dei residenti legali. Altri stati stanno considerando di fare lo stesso. Gli studenti stranieri e quelli di altri stati devono pagare le tasse scolastiche dei non residenti che sono molto più alte. Nella mia scuola, per esempio, i non residenti devono pagare 5.000 dollari all’anno mentre i residenti pagano solo 300 dollari.
È giusto? Completamente. I benefici delle scuole pubbliche dei figli dei clandestini sono già pagati totalmente dalle tasse dei loro genitori mediante il loro lavoro. Le tasse pagate dai lavoratori li classificano residenti statali e quindi hanno diritto ai benefici di tutti i residenti. I lavoratori clandestini in fatti, data la loro precaria situazione legale, non possono usufruire di tutti i benefici a cui meriterebbero avere diritto. Uno dei benefici che i clandestini perdono è la previdenza sociale. Negli ultimi dieci anni i lavoratori indocumentati hanno contribuito più di venti miliardi di dollari alla Social Security ma non possono ricevere pensioni.
Fortunatamente alcuni stati riconoscono i contributi dei lavoratori e cercano di provvedere loro assistenza. Gli stati del Utah, Tennessee, e Carolina del Nord riconoscono i contributi dei lavoratori stranieri e permettono loro di fare la domanda per la patente e guidare legalmente. Questi tre stati usano un numero rilasciato a coloro cha pagano tasse come documento necessario. Questo numero, dato a tutti coloro che pagano tasse, indica implicitamente il lavoro del clandestini come accettabile e vi riconosce la loro partecipazione nella società. Quindi i figli di questi lavoratori hanno diritto di frequentare la scuola come tutti gli altri bambini.
In sintesi alcune forze ufficiali degli Stati Uniti hanno cominciato a capire che gli indocumentati soddisfano la fame delle ditte per lavoratori a buon mercato. La maggior parte dei clandestini lavorano nel settore dei servizi. Ciò vuol dire che i consumatori americani pagano di meno per prodotti agricoli, cibo e altri servizi. Molte piccole ditte non esisterebbero senza questi lavoratori dato che non potrebbero permettersi il lusso di pagare gli stipendi che i membri dei sindacati richiedono. In sostanza tutta la società americana riceve benefici dalla presenza del lavoro degli indocumentati.
È facile sostenere che se questi lavoratori hanno commesso un atto illegale anche le ditte che li assumono hanno fatto la stessa cosa. L'immigrazione illegale scomparirebbe infatti se per ottenere un lavoro si verificherebbe la legalità dei documenti presentati al momento della richiesta di lavoro. Anche coloro che vedono l’immigrazione illegale come un crimine devono riconoscere che i figli degli indocumentati non sono criminali. Se qualcuno ha commesso un crimine questi sarebbero i genitori. Molti di questi ragazzi sono stati portati negli Stati Uniti da piccoli e sanno poco o niente del loro paese di origine e hanno legami solo con il paese che li ospita. Il loro programma è di restare negli Stati Uniti e crearsi una vita in questo paese.
Benché gli Stati Uniti sia un paese di immigrati i nuovi arrivati non sono sempre stati accolti con un tappeto rosso. Tutti ricordano i cartelli con “No Irish Need Apply” (Non si assumono irlandesi). E il trattamento di altri gruppi etnici rivela simili indegnità. Ciononostante una volta avvenuta la completa assimilazione dopo una generazione o due i figli o i nipoti di questi immigrati cominciano a scoprire le loro radici e vedono l’eroismo nelle azioni dei loro antenati. Lo stesso avverrà con i figli e i nipoti degli indocumentati. Una volta integrati dopo una generazione o due gli atti “illegali” verranno visti anche essi come atti di eroismo.
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